Zero in Condotta

La nostra filmografia

L’intrigo nasconde nelle sue figure paradigmatiche (il gallerista, l’artista, il giovane discepolo) una radiografia dei tempi, la ricognizione sullo stato dell’arte (alla lettera), sulla sua sincerità, sui compromessi ai quali bisogna sacrificare gli slanci creativi, sul ruolo della critica nelle cui mani, di fatto, risiede il destino del mercato. Così la storia del pittore che si rende conto di aver condotto una vita patetica e si vuole dare una morte che, naturalmente, finisce col rilanciare un’opera condannata all’oblio, mette a nudo la riflessione sul rapporto tra arte e commercio e sui meccanismi che ne sovrintendono la comunicazione. Un racconto che ha come meta il paradosso: quella purezza che il protagonista ostentava e che aveva sancito la marginalizzazione della sua opera ne diventa, mutatis mutandis, il vero appeal commerciale (l’invendibilità è vendibile…).