Questa sera proietteremo “In guerra” di Stéphane Brizé, già autore del notevole “La legge del mercato” del 2015. Di cosa parla questo film? Di una lotta operaia in una provincia francese. Un film coraggioso, dove la posizione dei dirigenti non viene criminalizzata, ma che, lucidamente e senza retorica, analizza i rapporti di forza, mostrando la debolezza della controparte operaia. 
Molte delle persone presenti in questo film, sono veri operai che non hanno voluto neanche cambiarsi il nome. Alcuni, quelli a cui piacciono i film cerebrali dove ci si muove attorno all’ombelico del “Maestro”, hanno accusato il film di essere antiquato e troppo politico. Questa è la risposta di Brizé: “Politico nel senso etimologico del termine, ovvero che osserva la vita della città. Ma io non sono il portavoce di alcun partito o sindacato, mi limito semplicemente ad analizzare un sistema oggettivamente coerente dal punto di vista degli azionisti, ma altrettanto oggettivamente incoerente dal punto di vista umano. E il film contrappone questi due punti di vista. La dimensione umana contro gli interessi economici. Come possono combaciare queste due differenti interpretazioni del mondo? Possono anche solo coesistere ai giorni nostri? Mi sono interessato a questi temi perché non sono convinto che la maggior parte delle persone colga fino in fondo cosa si nasconde dietro la chiusura delle fabbriche di cui sente parlare tutti i giorni in tv e sui giornali. Non mi riferisco alle imprese che chiudono perché sono in perdita, ma alle aziende che chiudono impianti di produzione nonostante siano in attivo.(…) Una delle sfide più importanti del progetto era mostrare i meccanismi di un sistema senza deridere le tesi dei vari protagonisti.
Questo film è pieno di volti e di corpi, che occupano lo schermo.  Brizè ci vuole ricordare che gli operai esistono, anche se noi spesso ce ne dimentichiamo.  

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